Osteria dei Cacciatori

Osteria dei Cacciatori

La fuori vicoli vuoti, attraversati solo dal vento gelido di gennaio.

Spirali di fumo salgono lentamente, mischiandosi tra loro nel cammino verso il soffitto ingiallito.

L’acqua condensata sulle finestre, disegna righe e forme astratte mentre scorre verso terra.

Volti arrossati scrutano silenziosi le fiamme del camino, cercando risposte che non arriveranno.

Fanti e Re gettati sul tavolo, spostano partite di scopa verso vittorie o sconfitte.

Odore di sudore e alito di vino.

Uomini discutono, ridono, urlano e bestemmiano.

Un ubriaco qualche volta piange.

E da tutte quelle bocche fluiscono continuamente storie, che contengono altre storie, che contengono altre storie e così indietro per secoli.

Il vecchio dai capelli candidi sorveglia questa umanità affinché non superi gli argini di un antica convivenza.

Sua figlia versa bicchieri di vino rosso scuro, saltando dentro e fuori tutte quelle conversazioni.

Un bambino dietro il banco osserva, ascolta e assorbe tutto.

A volte scende in cantina a riempire fiaschi di vino o prendere birre. Poi risale di corsa per non perdere troppe parole.

Un giorno se ne andrà via da li. Lo ha capito una sera mentre osservava al tramonto la grande città nella pianura, su al Belvedere di Madrona.

Quelle storie sedimentate per decenni, non saranno che il primo strato delle sue fondamenta interiori.

Studierà, viaggerà, lavorerà, costruirà la sua strada via da lì. A volte tornerà per salutare i fantasmi di quegli uomini conosciuti da bambino.

Ma la sola cosa di cui è sicuro, è che l' inizio di tutto, fu quell'essere l'unico bambino ammesso all'assemblea degli adulti nell'Osteria dei Cacciatori.


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